Capitolo 22 (Amore)


... ... ...«Marta, ti amo! Quello che sento per te, non è paragonabile a niente che la mia esperienza ricordi. I fremiti, le angosce, le gioie che nascono, a mia insaputa, nel mio corpo, mi rendono fragile ed al tempo stesso felice. Quando una parte di me arriva, casualmente, a toccarti, il mio cuore inizia a sussultare facendomi percepire la sua presenza, ed uno stato di imbarazzo misto a contentezza, scorre nelle mie vene fino ad arrivare, tramite il più piccolo capillare, a diffondersi in tutto il corpo e... inevitabilmente... un sorriso si impadronisce della mia bocca. Quando, invece, mi sei lontana, la mia mente tende ad accostare il mio corpo vicino al tuo in modo tale che una casualità possa riportarci al contatto. Se poi ciò non accade, allora è la mia volontà che, con la scusa della casualità... volontariamente... trova il contatto con la tua pelle. Non so cosa mi sia successo, Marta. Ho conosciuto l’amore in tutti i suoi aspetti, ho provato già queste sensazioni, ma soltanto incontrandoti, soltanto conoscendoti, soltanto stando vicino a te, ho percepito quanto lontano erano gli episodi passati. Quanto tenui erano rispetto a questi. Non so se è il tempo lontano o la cattiva memoria, ma adesso la mia percezione degli eventi è esagerata. Riesco a percepire tutto in maniera forte, senza che ciò mi dia fastidio, anzi, è come se fino ad ora avessi ascoltato una bella canzone con i tappi negli orecchi e, soltanto adesso che tu me li hai rimossi, iniziassi a conoscere quella canzone per quello che è veramente. Riconosco la melodia in tutte le sue parti! La mia meraviglia mi fa sentire stupido e colpevole. Non so se è più grande la felicità di percepire quello che sento o la paura di ammettere che quello che fino ad ora credevo che fosse amore sia stato solo una consapevole raffigurazione dello stesso! Fino a che non si prova, non lo si conosce, quando lo troviamo lo riconosciamo subito! E... tutte le proprie certezze, cadono! Precipitano da un’altezza inestimabile. Sono nella condizione di non sapere se continuare a vivere come ho fatto fino ad ora, lasciandomi dietro la consapevolezza di ciò che vado a perdere, o se tuffarmi a pieno nella vita che, finalmente, adesso posso riconoscere come tale. In questi pochi giorni, Marta, mi hai messo nella condizione di giudicare la mia vita come mediocre! Pensavo di insegnarti la differenza tra sesso ed amore, e gradualmente dentro di me stava nascendo qualcosa di ancora più grande di quello che io stesso ti stavo insegnando! Imparavo l’amore dall’amore! Poco prima che tu pronunLa ciassi quel “ti amo”, avevo, inconsciamente la certezza di voler scappare da ciò che stavo provando. Mi sono messo a pensare, per tutto il tempo del viaggio, alla mia famiglia. Pensavo a quanto bello era, per me, stare insieme a loro. A quanto bello poteva essere fare l’amore con mia moglie, a quanto bello era abbracciare Eleonora. Ripensavo a quanto mi sentivo grande quando vedevo mia figlia essere la migliore della classe... Tutti questi pensieri mi davano piacere, riuscivano a tenere ben chiuso il tappo che copriva quella pentola che, dentro di me, bolliva. Mi sforzavo di trovare l’amore nei gesti che ricordavo, cercavo di scartare l’ambizione di essere un buon padre, un buon marito, cercavo di esternare le abitudini ed il piacere egoistico dalle situazioni che mi si presentavano nella mente, ma... quando avevo tolto tutte le sensazioni “normali” il contesto rimaneva vuoto! Credevo che in tutto quel mescolone di emozioni ci fosse “anche” l’amore... ne ero convinto!... ne ero sicuro... ma... tutto rimaneva vuoto. Allora cara Marta, riprovavo da capo, toglievo l’egoismo, le circostanze, il lavoro, la familiarità... non c’era quella cosa che tu avevi acceso dentro di me! Ripensavo a tutte le parole che mi erano state dette da mia moglie, a tutto ciò che io gli avevo detto! Cercavo il sentimento che c’era in quei “ti amo” in quei “sei l’unica cosa importante per me”, cercavo in quei “ ti voglio bene”... però trovavo solo parole! Con te non ho mai sentito la necessità di aprire bocca per dire qualcosa! Sentivo che non ti dovevo niente, ma che il mio cuore parlava con te una lingua fino ad allora a me sconosciuta e la mia coscienza, anziché creare le frasi, anziché costruire la giusta sintassi, la giusta tonalità, si soffermava ad ascoltare e ad imparare quello che fino ad allora era stato soppresso. Incredulo ed impaurito al tempo stesso, continuavo la mia corsa sperando che tutto fosse soltanto un sogno, o una malattia portata dall’esposizione del sole, ma... sentivo le mie dita che non potevano fare a meno di muoversi, e che al di là della stretta della mano, dovevano accarezzarti. Poi... quando le tue parole mi hanno sussurrato quel ti amo, allora... il tappo è letteralmente esploso e tutto ciò che era contenuto nella pentola ha allagato, interamente, il mio corpo e con esso, il terrore di perdere tutto ciò che nella vita, fino a quel momento avevo fatto. La paura mi ha invaso a tal punto da aver deciso che non potevo buttare il mio passato. Non avrei potuto sopportare l’umiliazione che tutti avrebbero riversato su di me. Mia figlia... mia moglie... i miei fratelli ... tutti non avrebbero capito! Non avrei saputo spiegare ciò che sentivo, perché neanche io avrei potuto crederci fino a pochi giorni fa. Con grande fatica Marta, avevo deciso di rimanere quello che ero poi... ho incontrato i tuoi occhi, ho iniziato a piangere e ti ho baciato! Qualsiasi cosa fossi stato fino a quel momento, era stato... passato! Ma quello che sarò da qui in avanti non può fare a meno di ciò che sono, di ciò che penso! Quel bacio che il mio cuore ha fatto sfociare sulla tua bocca non lo posso rinnegare, perché è nato da solo, senza una mia volontà “controllata” e senza nessuna aspirazione successiva! La semplicità di questo atto mi ha tranquillizzato, mi ha fatto conoscere me stesso e mi ha liberato dal condizionamento che la mia cultura ha deciso per me fino ad oggi. Adesso sono libero ed innamorato! Ma la cosa più importante è che sono pronto ad affrontare tutto ciò che fino ad ora ho costruito senza tener conto della mia felicità. «Al, ti amo!»
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Morandi Marco (La nuova era)