Capitolo 7 (L'incontro)


... ... ... Mi porto le mani alla testa e mi accarezzo i capelli, poi la mano mi si sposta sul collo e il calore che emana mi trasmette un brivido di piacere. Le carezze sul collo aumentano il battito cardiaco che non riesco più a controllare... anzi non voglio controllare... poi, la mano inizia a sfiorare il viso. Le mie dita si aprono alla ricerca delle palpebre, le trovano, le sfiorano, gli trasmettono piacere... passano adesso alla bocca che, al loro contatto si socchiude ed emana un esile alito e ne cattura i polpastrelli, poi un incontrollato scatto fa vibrare il mio corpo, la lingua fuoriesce dal suo rifugio sicuro e scatta ripetutamente sul palmo della mano, ormai al massimo della sua tensione. Un velocissimo gesto impone alle labbra di chiudersi delicatamente intorno al dito medio, trattenendolo ben stretto nell’umido orifizio. L’altra mano inizia a muoversi, quasi ghiotta dell’emozione provata dell’amica, tendendosi anch’essa verso l’alto ma, nel tragitto si ferma ad accarezzare un turgido capezzolo che manifesta gloria a quel tardivo gesto, ormai da tempo agognato. La rotazione sulla rosea prominenza inizia a far muovere il mio ventre in modo sempre più ritmico, come se volesse essere bocca dita e seno insieme. Le vibrazioni aumentano, le labbra lasciano libero movimento al dito che inizia a muoversi ritmicamente dentro e fuori alla bocca inumidendosi fino a che un piccolo rivolo di saliva scappa al controllo. I seni, ormai irrorati entrambi di sangue e di piacere, manifestano la volontà di aprire leggermente le gambe per accogliere quell’umidità trasmessa dalla bocca a quell’oggetto del piacere che non tarda a raggiungere quel desiderato loco. Con delicata astuzia si insinua tra quelle labbra di diversa fattura da quelle precedenti ma di uguale consistenza ed umidità, fino a sparirne dentro, alla ricerca del lontano piacere che, in fondo all’umile traguardo, lo attende felice. Mai avrei pensato che esistesse un piacere simile dentro di me! Se quello che intendeva dirmi Tom era questo, allora che ben venga. Ma lo stato successivo a questo piacere non è bello, mi sento più sola e stanca di prima. Mi sento come se avessi esaurito la mia ricerca, è come se dopo un giorno di sete fossi riuscita a dissetarmi rubando l’ultima acqua ad un moribondo. Il mio stato di prostrazione mi mette nella condizione di non prendere a pieno il piacere massimo raggiunto, è come se dopo essere arrivata in cima ad un picco, dopo lunghe fatiche, dopo la contentezza del materializzarsi della mia meta... ne precipitassi vorticosamente dall’altra parte. Cosa starà a significare questo stato? Tom mi ha detto di imparare ad usare il wiki per dare le risposte ai “perché” ed ai “funzionamenti”, ma ho capito una cosa: fino a che non accetterò il fatto che dentro di me esistono dei chip che controllano la mia vita, non riuscirò mai ad usarli in maniera cosciente. Intanto, mi accorgo che dentro me ancora c’è...una parte di me. La estraggo ed una voglia irrefrenabile fa sì che la mia mano porti le dita vicino al naso per odorare il mio profumo più intimo, poi scende sulle labbra e copiando il gesto precedente ne assaporo l’essenza fino ad ubriacarmene... sento la voglia di ricominciare... sento il desiderio... un rumore proveniente dall’ingresso mi riporta alla realtà. Sento parlare qualcuno... sento dei lamenti. Non so se andare a vedere o se fare finta di niente o come diceva Tom riguardo alle credenze “...non pormi il problema!”
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Morandi Marco (La nuova era)